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Centrale di Brindisi Nord

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Si tratta di un vecchio impianto costituito da 4 unità a carbone da 320 MW, costruite tra il 1965 e il 1975. Negli ultimi anni aveva lavorato a metà potenza: dal 2009 le prime due unità sono state messe fuori produzione, e dal 2013 l’impianto è sostanzialmente fermo, sia per il cambio societario sia per la volontà di puntare su un progetto di co-combustione carbone-CSS (Combustibile solido secondario). Questo progetto, sottoposto a VIA ministeriale, non solo è fortemente osteggiato dalla cittadinanza, già gravemente colpita anche dall’altro impianto a carbone presente in città (la Federico II di proprietà Enel), ma ha ricevuto parere negativo sia dalla Regione Puglia che dalla Provincia di Brindisi.

A2A nel 2017 ha iniziato a parlare di una nuova ipotesi progettuale incentrata su rinnovabili e trattamento della frazione organica dei rifiuti, ma per ora è solo un’ipotesi…

Va ricordato come la presenza di depositi di carbone non coperti sia stata causa di gravi fenomeni di inquinamento. L’impianto è stato anche uno di quelli con maggiore responsabilità storica per gli impatti sulla salute a causa delle sue emissioni inquinati, così come ben evidenzia lo studio epidemiologico “Forastiere” concluso nel maggio 2017.

 

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