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Centrale Grazia Deledda (CI)

© Canpao 

La centrale è costituita da due gruppi caratterizzati da bassissima efficienza, aspetto che rende questo impianto tra quelli con le più alte emissioni specifiche di CO2. È stata alimentata sia con carbone estero che con carbone proveniente dal distretto carbonifero del Sulcis, che però produce carbone di pessima qualità a causa dell’elevata percentuale di zolfo (10 volte superiore rispetto a quello d’importazione).

Negli ultimi anni si era parlato di un “rinascimento” del distretto carbonifero del Sulcis, che prevederebbe la costruzione di una nuova centrale da 450 MW dotata di tecnologia sperimentale CCS che dovrebbe catturare circa 1,65 milioni di tonnellate di CO2 sulle 2,6 emesse.

La nuova centrale avrebbe dovuto essere alimentata al 50% dal carbone proveniente dalla vicina miniera di Nuraxi Figus e al 50% da carbone importato. Il progetto vede il favore della Regione Sardegna, che mira a fare del Sulcis un polo tecnologico per il cosiddetto “carbone pulito”. Il nuovo impianto dovrebbe beneficiare anche di incentivi pubblici (pagati dai contribuenti) che finirebbero per violare le norme europee sugli aiuti di stato. A ottobre 2014 la Commissione Europea ha approvato il Piano di chiusura proprio della miniera di Nuraxi Ficus, che prevede la cessazione dell’attività di estrazione entro il 31 dicembre 2018. Nei successivi interventi di messa in sicurezza e ripristino ambientale, però, si prevede il riempimento delle gallerie con le ceneri provenienti dalla centrale termoelettrica di Portovesme: una soluzione potenzialmente molto rischiosa vista la tossicità di queste ceneri.

 

 

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