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COP22: al via Marrakech. Sarà Express?

 

Almeno due citazioni vengono spontanee, parlando di e da Marrakech, e chi scrive non ha resistito: una è il film di Salvatores, che narra di un gruppo di amici che ritrova se stesso nel corso di un viaggio; l’altra, è la canzone di Crosby, Stills & Nash. Il titolo è sempre “Marrakesh Express”, dal treno che collega Casablanca a Marrakech. La XXII Conferenza delle Parti sul Clima non poteva partire con più sprint: al di là di tutte le previsioni più rosee, infatti, l’Accordo di Parigi, concluso lo scorso anno, è già entrato in vigore il 4 novembre scorso. Quella di Marrakech, quindi, diventa la vera e propria partenza del nuovo trattato. Certo, da discutere ci saranno delle questioni che hanno poco appeal, le regole e gli strumenti perché l’accordo vada avanti, per esempio: tuttavia sono elementi essenziali. E’ un po’ questo il dilemma di Marrakech: quello di dover fornire il bagaglio per preparare le prossime tappe, a cominciare dall’importantissimo “dialogo” che avrà luogo nel 2018 e dovrebbe rivedere gli impegni, insufficienti, assunti dai Paesi per la riduzione delle emissioni; e nel contempo di dover anche dare il senso che si vuole passare all’azione dopo le dichiarazioni solenni.

I viaggiatori sanno che il viaggio è altrettanto importante della meta (e questo era il senso del film di Salvatores): quindi non ci sentiremo frustrati se la Conferenza in Marocco svolgerà con serietà il proprio lavoro. Pure, il timore forte è che i negoziatori non abbiano capito che, dopo Parigi, occorre cambiare radicalmente passo. Non più paludi dalle quali si esce dopo anni, non più passetti in avanti talmente minimi da apparire inconsistenti a un lillipuziano. Questo senso del cominciare a fare i fatti con concretezza e velocità Marrakech dovrà darcelo. Con un ideale ponte tra quel che succede nella Conferenza e quello che succede nella realtà dei diversi Paesi. Sappiamo che la società civile sta mettendo in campo moltissime iniziative, ma i Governi non possono pensare di andare solo a rimorchio, magari dando spazio a chi rema contro (un esempio per tutti, lo scandalo dei sussidi ai combustibili fossili). Forse sarebbe il caso di uscire dalla comoda prima classe, e fare un viaggio per il “treno”, come fece Graham Nash prima di scrivere la famosa canzone: in altre parole, gli Europei, per esempio, dovrebbero finirla di fregiarsi del loro illustre passato –anche per la decarbonizzazione è così, gli investimenti nelle rinnovabili sono oggi al palo nel vecchio continente- e darsi da fare per far partire un vero e proprio piano Marshall della Green Economy. Molte economie emergenti, a partire dalla Cina, stanno bruciando le tappe e ottenendo risultati molto incoraggianti. In Africa le rinnovabili stanno dando l’energia a chi non l’ha mai avuta. I Paesi di più antica industrializzazione non possono mancare ai propri impegni: anche per non rischiare, nel lungo periodo, di diventare irrilevanti.

Nel concreto delle trattive, ecco le richieste avanzate come WWF:

1. Valorizzazione della rapida entrata in vigore dell’Accordo di Parigi, tramite un impegno di tutte le Parti per un piano di lavoro accelerato per il completamento delle sue norme, oltre che l’attuazione e l’incremento delle azioni sul campo.

2. Preparazione di cicli di revisione efficaci che aumentino l’ambizione sulla base della conoscenza scientifica acquisita e del rispetto del principio di equità, iniziando a definire le modalità precise per il dialogo facilitativo del 2018 e per il Global StockTake del 2023 e identificando le condizioni, gli input e gli output in grado di supportare obiettivi più ambiziosi.

3. Avvio di iniziative di collaborazione per colmare i gap di mitigazione e adattamento prima del 2020, dimostrando progressi tangibili sulle attività esistenti e rafforzando le sinergie tra l’UNFCCC e la GCAA.

4. Sviluppo di sistemi di contabilità e trasparenza efficaci e inserimento dei principi di equità e correttezza nelle regole dell’accordo di Parigi in modo da poter orientare i contributi determinati a livello nazionale.

5. Certezza sui livelli di finanziamenti per il clima, attraverso un accordo sulle metodologie contabili e lavorando sulla tabella di marcia presentata dai paesi sviluppati per arrivare a finanziare 100 miliardi di dollari all’anno a partire dal 2020.

6. Sviluppo di tappe e indicatori concreti per l’obiettivo globale dell’adattamento, nonché garanzia di supporto tecnico e finanziario per realizzarlo.

7. Preparazione di un ambizioso Piano di lavoro quinquennale per il Warsaw International Mechanism per le Perdite e i Danni associati agli impatti del cambiamento climatico, con livelli di sostegno finanziario e tecnico tali da salvaguardare i paesi vulnerabili, le popolazioni e gli ecosistemi.

Per chi volesse seguire la conferenza dalla propria scrivania (ormai del tutto possibile con lo streaming qui http://unfccc.cloud.streamworld.de/upcoming), consiglio di acquisire familiarità con terminologia e gergo leggendo questo articolo del blog del World Resources Institute.

Per seguire gli aggiornamenti dalla Conferenza UNFCCC sul clima di Marrakech segui il diario curato da Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF, su “La Stampa – Tuttogreen”.

 

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