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Il carbone oggi in Italia e nel mondo

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Il carbone è la fonte di energia fossile più vecchia e più inquinante in assoluto: il suo utilizzo risale agli albori della rivoluzione industriale, nell’800. Il carbone rappresenta il combustibile con maggiori emissioni dannose per la salute umana e anche la principale fonte di gas serra: ben il 46% delle emissioni di COprovocate da combustibili fossili, corrispondente a 14,9 gigatonnellate di CO2 (dati IEA 2016). Ciò nonostante oltre il 28,6% dell’energia consumata a livello mondiale è ancora ricavata dal carbone.

A dispetto della sua provata nocività, soprattutto i paesi emergenti ne fanno ancora un crescente uso per alimentare la loro crescita economica: basti pensare al gigante cinese, che da alcuni anni divora la metà della produzione di carbone mondiale (il 50% nel 2015), e all’India che, pur assorbendone solo il 10,6% (dato BP relativo al consumo del 2015), ha visto crescere la domanda di oltre il 100% dal 2004 al 2015.

In Italia esistono attualmente 11 centrali a carbone operative che contribuiscono a coprire il 13,2% (dato TERNA per l’anno 2015) dei consumi elettrici nazionali. Una percentuale relativamente piccola, ma che contribuisce per oltre 1/3 alle emissioni di CO2 dell’intero sistema elettrico italiano. Fino a pochissimo tempo fa esistevano anche progetti di costruzione di nuove centrali (es. Saline Joniche in Calabria) o di nuovi gruppi a carbone (es. Fiumesanto in Sardegna) che, se portati a termine, avrebbero fatto salire di molto questi numeri. Progetti che avevano poco senso, visto che l’Italia dispone di ben 116.955 megawatt (MW) di potenza installata, a fronte di un picco di consumi che non ha mai storicamente superato i 60.491 MW (valore record raggiunto alle ore 15.00 del 22 luglio 2015 a causa dell’ondata di caldo eccezionale che ha spinto al massimo il funzionamento dei condizionatori).

 

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Le riserve di carbone nel mondo

Secondo le stime più ottimistiche, sulla Terra rimane carbone per poco più di un secolo. Recenti studi indipendenti hanno però sottolineato come il picco del carbone (il punto di massima produttività) potrebbe essere raggiunto nel 2025 – a meno che non lo si consideri addirittura già raggiunto nel 2011, se si tiene conto solo del carbone realmente sfruttabile.

Le miniere di carbone, peraltro, sono piuttosto localizzate: i paesi che possono contare su giacimenti importanti sono pochissimi: USA, Russia, Cina, Australia, India, Germania (lignite), Ucraina, Kazakistan, Sudafrica; alcuni di questi paesi sono anche i più grandi consumatori di carbone (o di lignite, come nel caso della Germania). L’Italia non è un produttore di carbone degno di nota; anche per questo puntare sul carbone, oltre che una scelta suicida dal punto di vista ambientale e sociale, sarebbe insensato in quanto aumenterebbe la nostra già alta dipendenza energetica dall’estero.

Va sottolineato, inoltre, come il carbone non sia tutto uguale. Solo una parte del carbone presente sul nostro pianeta è estraibile a costi economici ed energetici convenienti. Economici perché i nuovi giacimenti sono sempre più complessi da raggiungere e, di conseguenza, più difficili da sfruttare; energetici perché non ha senso estrarre carbone utilizzando più energia di quella che verrà generata dal carbone estratto.

In ogni caso, anche con riserve ridimensionate dagli ultimi studi, rimane abbastanza carbone estraibile per sconvolgere il clima della Terra. Come più volte ha detto James Hansen, uno dei più grandi climatologi mondiali:

“L’abbondanza di carbone, lungi dall’essere un motivo di conforto, dovrebbe essere il nostro problema più grande.”

 

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