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L’inquinamento del carbone nei Balcani causa malattie croniche in Europa e non solo

 

Pubblicato il nuovo rapporto  di Europe Beyond Coal: la strada da percorre prevede l’uscita dal carbone e il passaggio alle energie rinnovabili.

 

Nei pesi dei Balcani occidentali ci sono 16 vecchie centrali carbone, che minacciano la salute pubblica poiché producono quantità enormi di inquinamento atmosferico, che ha conseguenze sugli abitanti della regione, ma anche nel territorio dell’Unione europea e oltre.

Secondo il nuovo report “Chronic coal pollution” pubblicato ieri da Europe Beyond Coal, ogni anno le emissioni delle centrali provocano 3.000 morti premature, 8.000 casi di bronchite nei bambini e altre malattie croniche, che per i sistemi sanitari e per le economie rappresentano un costo totale dai 6,1 agli 11,5 miliardi di euro.

È l’UE a sostenere la maggior parte dei costi sanitari, che sono fra i 3,1 e 5,8 miliardi di euro, mentre l’onere economico che grava sui paesi dei Balcani occidentali è stimato fra 1,9 e 3,6 miliardi di euro all’anno.

L’impatto dell’inquinamento atmosferico provocato da centrali elettriche alimentate mediante combustibili fossili non conosce confini. Le emissioni delle centrali a carbone attive in Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Kosovo e Serbia, anche se questi paesi non appartengono all’Unione europea, percorrono lunghe distanze si aggiungono all’inquinamento atmosferico in Europa, raggiungendo livelli inquietanti.

Gli impatti maggiori si riscontrano in Italia, Romania, Ungheria, Bulgaria, Grecia e Croazia, ma anche in paesi più lontani come Polonia, Germania, Repubblica Ceca e Austria.

Questo è dovuto al fatto che le centrali a carbone dei Balcani occidentali sono vecchie, inefficienti e al di sotto degli standard. Nel 2016, la flotta petrolifera balcanica ha emesso più biossido di zolfo rispetto all’intera flotta di centrali a carbone europee, insieme a livelli altrettanto preoccupanti di particolato e ossido di azoto.

Già nel 2005 questi paesi hanno aderito al trattato della Comunità dell’energia, che mira a integrare il mercato energetico dell’Unione europea con quello degli stati vicini. Il trattato stabilisce una scadenza che impone ai paesi dei Balcani occidentali di conformarsi alla legislazione dell’UE sul controllo dell’inquinamento entro il 2018.

Tuttavia, i passi obbligatori da compiere verso fonti energetiche pulite e investimenti nella produzione di energia in questi Paesi sono state ampiamente ritardati.

Una delle ragioni dei mancati progressi deriva dalla decisione dei governi nella regione di sostituire i vecchi impianti con nuove centrali a carbone. È interesse di tutte le persone che vivono in Europa, che siano cittadini della UE o dei paesi dei Balcani occidentali, combattere questa grave minaccia per la salute pubblica.

I responsabili nelle politiche energetiche in tutti questi paesi devono dare la priorità a un’energia che tuteli la salute e avere obiettivi più ambiziosi per il clima, per prima cosa eliminando il carbone.

La Comunità dell’energia deve essere rafforzata per applicare tempestivamente le attuali misure di controllo sull’inquinamento e proporre una legislazione aggiuntiva nel trattato. La Commissione europea deve dare priorità al controllo dell’inquinamento e alla qualità dell’aria nell’ambito del processo di adesione all’UE, in particolare escludendo le società che pianificano una nuova capacità di produzione di carbone con finanziamenti dell’UE.

 

 

 

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